mercoledì 3 agosto 2011

G.B.Pescetti - Sonate per Gravicembalo


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Secondo gli studiosi, nell'ambito di tutta la produzione musicale di Giovanni Battista, l'opera clavicembalistica risulterebbe quella di maggior pregio, soprattutto dal punto di vista dell'innovazione stilistica. Oltre a sei Sonate per Clavicembalo conservate ancora manoscritte, sono arrivate fino ai giorni nostri le Sonate per Gravicembalo, pubblicate a Londra nel 1739, oggetto di questa registrazione.
Si tratta di composizioni che possono collocarsi in area di transizione tra stile barocco e stile galante, generalmente concepite in numero variabile di movimenti che, dal carattere contrastante, variano da due a quattro. Tra i tratti salienti che contraddistinguono felicemente la musica di Pescetti, possiamo sicuramente sottolineare la chiarezza espositiva, l'eleganza, l'essenzialità, l'ispirazione di breve gittata ma incisiva, oltre alla non comune spontaneità e fluidità di linguaggio.
Queste Sonate per Gravicembalo rappresentano, quindi, un fulgido esempio della Musica italiana del Settecento, sotto l'aspetto significativo dell'arte intesa come momento di comunicazione di suoni, di immagini, di sensazioni e sentimenti.
La musica di Pescetti richiede un tipo clavicembalo dal colore sonoro pieno e scuro, dalle note che abbiano una lunga tenuta ma anche un attacco definito e penetrante. Per questa incisione è stato utilizzato un ottimo strumento storico a due manuali, copia di Pascal Taskin (Parigi 1769), il cui originale è conservato presso la prestigiosa Russell Collection di Edimburgo.


Giovanni Battista Pescetti (1704–66) came from the same Venetian milieu as Legrenzi, Vivaldi, Platti, and Galuppi; the latter was in fact Pescetti’s classmate and collaborator in Venice. In 1737 Pescetti moved to London, where he took over the directorship of the King’s Theatre from Porpora (not Covent Garden, as stated in the liner notes). Thus, Pescetti was for a time a direct competitor to Handel, until the latter abandoned Italian opera in favor of oratorios. Naturally for any musician active in London at the time, Pescetti’s keyboard music owes a great deal to Handel, although there is nary a trace of the French element that permeates Handel’s music. The nine sonatas recorded here, all cast in a traditional three- or four-movement format, are thoroughly Italian in style, although there are indications that Pescetti was influenced by German keyboard music as well. Pescetti alternates between simple melody-with-bass, in the style of a Handelian allemande or gavotte, and more complex textures, as in the fugal opening of the A tempo giusto of Sonata 3, although he does not follow through with an unadulterated fugue à la Bach. Elsewhere, Pescetti is fond of introducing the opening theme(s) of a movement in imitative fashion, which lends a degree of interest to otherwise mediocre material. Much of the music is written in the grand style of Handel—the best example being the eight-minute Minuet of Sonata 1, which is a theme-and-variations in the spirit of Handel’s variations on “The Harmonious Blacksmith.”
FANFARE: Christopher Brodersen


contents:


Sonata I
Sonata II
Sonata III
Sonata IV

Sonata V
Sonata VI
Sonata VII
Sonata VIII
Sonata IX


Filippo Emanuele Ravizza, harpsichord

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